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Paragrafo 1 . La genesi del movimento.

     
Le  trasformazioni  demografiche, economiche e politiche  verificatesi
tra  Duecento  e  Quattrocento furono accompagnate da un  processo  di
rinnovamento  culturale  che port non solo ad  un  ampliamento  degli
orizzonti  del  sapere ma anche e soprattutto ad una nuova  concezione
dell'uomo e del suo rapporto con il mondo.
     La  nuova  realt politica ed economico-sociale, determinata  dal
declino  dei  poteri universalistici dell'impero e del  papato,  dalla
formazione  delle  monarchie  nazionali  e  degli  stati  regionali  e
dall'affermarsi dell'economia mercantile, non poteva accordarsi con la
cultura tipica dell'et medievale.
     L'idea  di  una societ organizzata secondo una scala  gerarchica
predeterminata  e  immodificabile, in cui gli  uomini  erano  valutati
secondo  la  posizione occupata in essa fin dalla nascita, non  poteva
essere  accettata  dai  mercanti, dai  banchieri,  dai  politici,  dai
navigatori,  dagli scienziati e da tutte quelle categorie sociali  che
si  andavano  affermando  nella societ  grazie  alle  loro  personali
capacit e al loro spirito di iniziativa. Le loro opere, testimoniando
quante  e quali possibilit avesse l'uomo di intervenire sulla  realt
per  modificarla  a  proprio vantaggio, mettevano  inevitabilmente  in
crisi  l'idea  di  un mondo immutabile, concepito quale  complesso  di
esseri  naturali e soprannaturali, rigidamente ordinato dagli elementi
pi semplici fino a Dio, Essere supremo e perfettissimo. Ne derivarono
una   valorizzazione   della  vita  terrena,   non   pi   considerata
esclusivamente  in  funzione  di quella  ultraterrena,  ed  una  nuova
concezione  della  cultura,  fondata sull'esperienza  e  sui  principi
razionali,   e   non  pi  su  indiscutibili  presupposti   teologico-
metafisici.
     Il  culmine  di  questo processo di rinnovamento culturale  venne
raggiunto  nell'Italia centro-settentrionale  fra  il  Trecento  e  il
Quattrocento,  ad opera della nuova classe intellettuale  e  dirigente
affermatasi  all'interno degli stati cittadini e regionali.  Giuristi,
notai,  cancellieri,  avvocati e medici, infatti,  chiamati  spesso  a
svolgere  un  ruolo  attivo  negli apparati politico-amministrativi  e
stimolati  dalla conflittualit economica e politica fra gli  stati  e
all'interno  di ciascuno di essi, sentirono il bisogno di una  cultura
pi  funzionale al nuovo tipo di societ: una cultura che si  fondasse
su  un ampio ventaglio di conoscenze, dalla letteratura alla retorica,
dalla  grammatica  alla  logica,  dal  diritto  alla  politica,  dalla
medicina  all'astronomia e alla tecnica, e che soprattutto ponesse  al
centro l'uomo, con le sue capacit e le sue esigenze.
     
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     Da  tale  aspirazione scatur un nuovo amore per i classici,  per
le  humanae  litterae,  come erano chiamati nell'antichit  gli  studi
letterari  e  filosofici,  che origin un movimento  culturale,  detto
Umanesimo, che dall'Italia si diffonder in tutti i paesi europei.
     A  partire  dalla met del Quattrocento venne scoperto un  numero
crescente  di  testi antichi, prima latini e poi anche  greci,  grazie
all'apporto di molti intellettuali greco-bizantini fuggiti da Bisanzio
minacciata dai turchi.
     La  novit  pi rilevante, comunque, non era rappresentata  tanto
dalla  quantit  dei testi in circolazione, quanto dal  modo  e  dalle
finalit  con  cui questi venivano letti e analizzati. I  manoscritti,
infatti,  erano oggetto di un'indagine attenta e scrupolosa, volta  ad
una  ricostruzione  filologica, ossia fondata su criteri  scientifici,
oggettivi,  che  consentissero di individuare aggiunte,  modifiche  ed
errori accumulatisi nel passaggio da una copia all'altra, per arrivare
pi vicino possibile al testo originale.
     Il  recupero della tradizione classica, inoltre, non era  fine  a
se  stesso:  gli antichi manoscritti erano visti come la testimonianza
di  un mondo nel quale gli ideali e i valori in cui ora si credeva  si
erano  gi  concretizzati;  in  esso si cercavano  pertanto  esempi  e
modelli da seguire: si tornava al passato, in sostanza, allo scopo  di
trarne una lezione per il presente e per il futuro.
